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Ruggiero Di Benedetto, tra verità e bellezza.

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1. Pur essendo un fotografo di matrimoni ti dedichi intensamente alla sperimentazione, lo testimonia Il ciclo della vita, un lavoro con immagini forti, colori decisi, di grande impatto...

Il matrimonio è una declinazione della mia professione a cui dedico molto lavoro ma non mi identifico con la fotografia matrimonialista. Mi definirei piuttosto un appassionato d’arte e come tale ho sempre sentito la fotografia come una vera e propria forma d’arte, al pari della pittura o della scultura. Isabel Allende, diceva: “La macchina fotografica è uno strumento semplice, anche il più stupido può usarla. La sfida consiste nel creare attraverso di essa quella combinazione tra verità e bellezza chiamata arte”.
E’ questa la mia sfida. Attraverso i miei studi ho cercato di creare uno stile artistico personale ispirandomi ai grandi maestri, studiando l’emozionalità dei loro colori, delle loro luci, cercando di trasmettere attraverso il mio obiettivo ciò che la mia mente, i miei occhi e il mio cuore sentono in quel momento, facendo di quel momento una vera e propria espressione dell’artista, non un mero  scatto destinato al mondo commerciale. Fotografare un matrimonio, fare ricerca, sperimentare per me significa dar vita attraverso i miei scatti alla mia anima, alla mia emozionalità, alle mie inquietudini, alla mia gioia. Il ciclo della vita ne è un esempio, un lavoro che esprime al tempo stesso la mia maturità e la mia inquietudine dinnanzi alla vita. In realtà questo lavoro, che si presenta come un’esposizione sulla vita affronta un argomento cupo come la morte che, silente e minacciosa ci accompagna in ogni fase della vita stessa. La morte rappresentata in maniera lieve connota ogni fase della vita e nell’ultima tavola assume un carattere più violento. Infatti con un mio autoritratto esprimo in maniera brutale il mio rifiuto della morte.

2. Fotografa  la situazione e le prospettive dei giovani talenti legate al territorio in cui vivi.


Sono tanti i giovani talenti però le prospettive legate a questo territorio non sono sicuramente delle più esaltanti. Infatti, un po’ come in tutti i settori professionali c’è stato un crollo economico e ovviamente la fotografia, come tutte le professioni che non hanno un carattere produttivo è stata declassata a un ruolo secondario. La gente qui lotta per arrivare a fine mese, il fotografo è diventato un lusso e i talenti molto spesso devono lottare per emergere, e ovviamente non possono esprimersi come vorrebbero.

3. La realtà imprenditoriale che ti riguarda da vicino: fotografo di matrimoni.

Il settore matrimoniale nel mio territorio riesce a stare a galla ma non so ancora per quanto tempo. Il matrimonio per noi è ancora cultura, tradizione. Più che dalla crisi economica è stato incrinato da un esubero di fotografi. Purtroppo negli ultimi anni si è verificato un aumento esponenziale di fotografi con conseguente riduzione del lavoro e, molto spesso, della qualità e della professionalità del lavoro stesso.

4. Hai ricoperto ruoli dirigenziali in importanti associazioni di rappresentanza e ora sarai uno degli elementi trainanti di R- Evolution. Come dosi il tuo impegno e cosa ti aspetti da un evento di questa portata?

La mia più grande passione dopo la fotografia è cercare di dare un contributo importante, tangibile alla società e ho avuto modo di farlo attraverso la politica e le associazioni dove mi sono sempre distinto per la mia grande voglia di giustizia e innovazione, diventando molto spesso un elemento scomodo e di rottura per gli stereotipi organizzativi classici. Credo in R - Evolution perché voglio dare una svolta a un evento che, seppur con una formula consolidata, da anni indossa lo stesso abito, mi riferisco a Orvieto Fotografia. Oggi chi ha il coraggio di cambiare è in grado di vincere una sfida e sono ben lieto che il FIOF quest’anno, con una buona dose di coraggio abbia investito su una location nuova, su un evento diverso, prendendo in considerazione nuovi settori come video e comunicazione. Quando si ha la voglia di costruire, non c’è bisogno di dosare particolarmente. Riesco a trovare il tempo necessario sia per il mio lavoro che per FIOF e per tante altre passioni. Lo trovo stimolante, adrenalina pura che mi spinge a fare sempre di più. Sono sicuro che R - Evolution sarà davvero un evento di cui si parlerà molto e vorrei che questa manifestazione, che si terrà per la prima volta nella mia terra valorizzasse il territorio, spesso denigrato. La Puglia e Barletta, la mia città hanno tantissime risorse, umane, ambientali, culturali, artistiche, folkloristiche e via dicendo. Il mio obiettivo è quello di mostrarle attraverso  questo evento, attraverso la fotografia e le produzioni video. Per quanto riguarda i miei amici fotografi, ritengo che R - Evolution possa dare a tutti i professionisti un altissimo contributo formativo nonché la possibilità di creare un proficuo confronto fra professionisti e non solo italiani. Sarà inoltre una grande vetrina per chi vorrà e saprà proporsi, per chi all'arte del dire preferisce quella del fare.


5. FIOF aiuta a coltivare talenti ?

Ritengo che FIOF, come associazione di carattere culturale, nazionale e internazionale, dia un grosso contributo ai giovani talenti che spesso non saprebbero come muoversi, come farsi conoscere, come emergere. Un grande apporto è dato dalla formazione che FIOF da anni continua a dare ai suoi associati come i corsi IPP (oggi non si può prescindere dalla formazione!) i concorsi e le qualificazioni QIP. Tutti strumenti che contribuiscono a definire servizi e prodotti di qualità e, se si pensa che si tratta di una delle poche realtà in grado di offrire una visibilità a tutto tondo, i conti fanno presto a tornare. Quello che manca ai fotografi sono le  associazioni di rappresentanza, praticamente scomparse.

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