Jaume Badia i Bafalluy nasce a Barcellona il 20 luglio 1945. Ha lavorato sia in ambito di fotografia di reportage che pubblicitaria.

Professore in vari corsi e seminari relazionati con la fotografia e l'immagine è stato membro di Giuria in diversi saloni nazionali ed internazionali e consulente di eventi e manifestazioni fotografiche. Presidente di AFOCER dal 1984 è stato segretario della Federació Catalana di Fotografia e consulente di svariati eventi fotografici. I suoi lavori sono stati esposti in diversi musei e pubblicati da riviste specializzate.
1. In un mondo che si muove rapidamente inseguendo tecnologie sempre più avanzate anche la realtà della fotografia cambia di continuo. Qual'è lo stato di salute della fotografia nel suo Paese e come si adattano i fotografi professionisti agli attuali cambiamenti.
1. Per parlare della fotografia in Spagna, bisogna tener conto, necessariamente, di due ambiti, quello professionale e quello amatoriale. Il primo ha dovuto confrontarsi rapidamente con le nuove tecnologie per tenere il passo con le esigenze di un mercato in piena crisi che ha significato una drastica riduzione del lavoro e dei relativi introiti. Il secondo ha incrementato in modo consistente il numero degli interessati con un conseguente aumento degli iscritti alle associazioni di settore.
2. In riferimento alla prima domanda, mi parli del suo rapporto con questo nuovo aspetto del suo lavoro: opportunità, difficoltà, nuovi orientamenti, se esistono...
2. Le nuove tecnologie, la crisi economica e la scarsa qualità richiesta per i lavori commissionati hanno prodotto terreno fertile per l'esercizio della professione abusiva. Per questi motivi, attualmente, i fotografi accettano lavori che un tempo avrebbero rifiutato senza indugi.
3. Quali sono i presupposti che la spingono a continuare e come sperimenta nuove modalità interpretative nella sua attività.
3. Credo che la maggiorparte dei fotografi sperino in un lavoro che li gratifichi sia da un punto di vista professionale che economico. Un lavoro che ti strappa un sorriso mentre lo consegni al cliente e ti permette di crescere professionalmente, tanto da inserirlo nel portfolio, a fare da richiamo per nuovi clienti. La libertà creativa è vitale per la ricarica spirituale del fotografo.
4. Il rapporto tra editoria e fotografia, tra clienti e fotografia, tra aziende/privati e fotografi nel suo Paese e in riferimento alla sua personale esperienza.
4. Nell'ambito privato, in generale, l'esigenza dei clienti rispetto alla qualità obiettiva delle fotografie è molto difficile da spiegare. Nella maggioranza dei casi, i parametri che utilizzano i clienti per tale valutazione sono molto distinti dai criteri obiettivi di qualità che usano i fotografi, come se parlassero due linguaggi completamente differenti. Nell'ambito pubblico i problemi sono distinti, tutto dipende dalla capacità di intendersi, di condivisione del senso estetico che il fotografo stabilisce con la persona che l'ha ingaggiato per effettuare il lavoro. In questi casi, normalmente, l'unico problema risiede nel ritardo del pagamento della fattura.
5. Le capita di avere a che fare con giovani fotografi di talento? Come operate per valorizzarli?
5. Il fotografo giovane, dotato di talento ma senza esperienza, spesso ha idee sorprendenti, in grado di apportare una visione inedita delle cose. Un vantaggio ma, al contempo, un limite. Potrebbe sentirsi non capito pienamente per l'originalità dei suoi lavori. Come professionisti affermati dobbiamo offrire loro tutte le opportunità possibili, orientarli, correggerli, consigliarli senza costringerli. Con il tempo acquisiranno esperienza e prenderanno il nostro posto e sarebbe augurabile che lo facessero senza i vizi e i difetti che noi abbiamo sedimentato negli anni.
6. ll suo Paese mette a disposizione risorse e spazi significativi per offrire occasioni espressive e coltivare talenti nella fotografia?
6. In Spagna, le risorse pubbliche destinate alla fotografia e a coltivare nuovi talenti sono misere, quasi nulle. Ci sono pochissimi spazi per esporre dignitosamente fotografie. La fotografia documentale o di reportage segue per la stessa strada, molti fotografi che hanno accumulato un archivio di grande valore storico in una vita di professione non sanno a quale istituzione donarlo perché non si fidano del trattamento che riceverà. Sono pochi i musei che hanno sezioni dedicate. Se non fosse per lo sforzo di alcuni Enti e associazioni private, molte collezioni, opere di grande valore e qualità sparirebbero e si perderebbero per sempre con la compiacenza delle autorità preposte alla cultura.
7. Attualmente, la tecnologia legata agli strumenti fotografici rende tutti capaci di cimentarsi con un'arte che, se da una parte affascina per i suoi risultati sorprendenti, dall'altra si rivela complessa e facile alle banalizzazioni. Una sua personale interpretazione del mercato e di quello che potrebbe essere il futuro.
7. Dal punto di vista tecnico, sia le macchine che i programmi informatici di sviluppo delle immagini offrono, attualmente, risultati altamente soddisfacenti. Grazie ai programmi automatici, anche chi ha conoscenze minime di fotografia si sente un professionista. Il vero problema non è tanto questo ma il fatto che il cliente lo reputi possibile e si affidi a individui di tal sorta, attratto dai prezzi modesti. Naturalmente, le associazioni professionali cercano di denunciare questa situazione che trova terreno fertile nella crisi economica. È difficile prevedere quello che accadrà in futuro, probabilmente la differenza tra professionisti e principianti che si vendono come tali sarà più marcata e quelli validi riusciranno a lavorare al meglio, retribuiti in modo ottimale.
8. Il rapporto tra associazioni e associati è attivo? Quali strumenti e strategie vengono messi in gioco dall'associazione per costruire un rapporto ottimale con gli associati?
8. Generalmente in Spagna gli individui sono restii ad associarsi ma i professionisti della fotografia hanno compreso che questa è l'unica strategia per cercare di difendere i propri diritti. Ovviamente, la relazione che si instaura tra soci e associazione dipende da diversi fattori, non ultimo, il dinamismo che riescono a generare i suoi dirigenti in ogni momento. Secondo il mio criterio sarebbe positivo esistessero meno associazioni, questo le selezionerebbe rendendole più forti e operative, con più possibilità di successo. Purtroppo però, nella nostra professione, come in altre, l'individualismo fa parte dell'idiosincrasia di ogni persona.
9. Il suo punto di vista relativo alla contemporaneità della sua, specifica, realtà associativa.
9.La prima domanda che ci facciamo, o dovremmo farci riguarda il come e il perché si associano i nostri membri. Qual' è il motivo che li induce a integrarsi in un'associazione, e in particolare nella nostra? La conclusione alla quale siamo arrivati è che, il più delle volte lo fanno perché l'associazione risolva i loro problemi professionali. In genere si tende ad esigere molto ma si è allo stesso tempo molto restii a collaborare. In queste condizioni, affinché l'associazione raggiunga gli obiettivi che si prefigge è fondamentale un impegno dei membri più attivi. Globalmente, i vantaggi sono numerosi per tutti (a livello individuale molte difficoltà sarebbero più complesse da risolvere).
10. Come opera la sua associazione e qual'è l'attuale bilancio delle vostre attività...
10. Nella nostra associazione cerchiamo di prestare tutti i servizi possibili ai nostri associati tenendoli informati dettagliatamente riguardo alle nostre possibilità e limitazioni. È imprescindibile che conoscano in ogni momento quali sono le nostre risorse e le nostre carenze. I mezzi attuali facilitano una comunicazione permanente con i nostri soci, ma anche questo richiede un'integrazione umana che lasci loro la sensazione di essere informati e al tempo stesso integrati attivamente nella vita quotidiana dell'associazione. Con questo modo di procedere, negli ultimi tempi, a dispetto della crisi abbiamo incrementato notevolmente la quantità di soci, per cui ci sentiamo molto soddisfatti.
11. Quale futuro si intravvede, in generale, per la fotografia nel suo Paese?
11. È molto difficile prevedere il futuro della fotografia nel mio paese, anche se non è poi così diverso da altri paesi europei, in un mondo che cambia globalmente molto in fretta. Probabilmente ci sarà un incremento della fotografia mediocre mentre per quella di qualità, non si registreranno grandi variazioni. I buoni fotografi che siano specializzati nel reportage o nei lavori particolarmente creativi sapranno sempre distinguersi e occupare un posto privilegiato nella categoria. Anche se la notorietà arriva di rado da vivi. E' stato quasi sempre così, da che mondo è mondo.




