Flavio Vicari, palermitano (che include un numero imprecisato di contrasti creativi) è il giovane direttore, nonchè editore di POTPOURRI (molto più di una rivista di fotografia in salsa bilingue) e lo rimarrà finché non troverà qualcuno disposto a farlo meglio di lui.
Fotografo suo malgrado e instancabile sperimentatore crede che l’età non sia scritta sulla carta d’identità e vive in una città che riflette ancora il suo antico splendore, su un isola stupenda immersa in un mare di luce, la stessa alla base della sua ricerca con il suo rovescio, l'oscurità.
Ogni giorno fa un potpourri di cose per POTPOURRI e una delle frasi che si sente ripetere più spesso è che corre sempre, la seconda, che pensa troppo. Non riesce a stare fermo sotto il sole quindi rimane uno dei pochi “bianchi” in giro per l'isola.
1. Il tuo rapporto con Palermo. Istantanee della città che ami e che hai scelto di viverti come un abito su misura...
Una delle storie che mi piace più raccontare è quella che ho ascoltato dalla mia cara amica Matilde Incorpora, fotografa e discendente della storica famiglia di fotografi ottocenteschi. Rimanda al periodo a cavallo tra il XIX e il XX secolo, dallo sbarco dei Mille alla Belle Époque, quando la città di Palermo fu un centro d´interesse economico europeo e di scambio tra le grandi culture mediterranee. La Palermo espressione dell'arte floreale, nota come Liberty, che diede i natali a Ernesto Basile, tra i primi esponenti del Modernismo italiano, progettista dello splendido Teatro Massimo, di Villa Igea e di numerosi edifici di impareggiabile bellezza. In quel felice momento storico della Città, i quattro fotografi della famiglia Incorpora cominciarono a raccontarne la storia insieme ai fratelli Lumière, agli Interguglielmi, ai Seffer e a pochi altri cultori della nuova arte di dipingere con la luce. Il 9 maggio 1943 Palermo, occupata dai tedeschi, fu devastata dalle bombe americane che colpirono anche la Real Casa, la loggia fotografica, le sue attrezzature, i macchinari. Le gelatine delle 70.000 lastre, prodotte in ottant'anni di lavoro, catalogate e conservate nell'archivio nello scantinato, furono sommerse dall´acqua fuoriuscita dalle tubature esplose e si decomposero, cancellando irrimediabilmente la luce che raccontava gli splendori di quella Palermo.
Solo poche immagini sopravvissero al disastro. Sono quelle che mi hanno fatto sognare e innamorare, prima della storia, poi di questa città, bellissima e oscura, da cui non si vorrebbe mai partire e da cui, al tempo stesso, si vorrebbe fuggire per sempre.
Palermo è difficile da vivere e da raccontare per uno come me, giovane e digiuno di passato. Sento di essere prima di tutto un sognatore e, ogni giorno, spero di non perdere l´entusiasmo e l´energia per scattare l´immagine che ho in mente, di inquadrare e sviluppare quel Potpourri d´idee che desidero realizzare. Per questo Palermo è facile da sognare ma difficile vivere concretamente. Soffoca tanti grandi talenti, tante meravigliose storie rischiano di scomparire. Ma non bisogna arrendersi, piuttosto resistere e lavorare per far rinascere lo splendore di un tempo.
2. Tu e lo scatto: raccontati per arrivare a Potpurri...
Visitando Gibellina Vecchia, il rudere di un borgo completamente distrutto dal terremoto nel 1968 (che è rimasto esattamente com'era stato ridotto dopo la tremenda scossa) insieme a un gruppetto di giovani fotografi ricordo di aver scattato una singola fotografia che non andò oltre lo sviluppo e l´archiviazione. Credo che la ricchezza della fotografia risieda nella diversità, e per fortuna, aggiungerei. Mi ricordo ancora che, a scuola, trascorrevo le ore di matematica piuttosto assente, per risvegliarmi completamente durante le ore di Storia dell´arte e Percezione visiva. Nello stesso modo ho sempre preferito fare un ritratto a una persona che mi affascina piuttosto che immortalare un paesaggio. Alcuni magici scenari, condivisi con certe persone speciali, li custodisco esclusivamente nei miei ricordi.
Viene da se' che se il mondo fosse popolato da "Flavi" non ci sarebbe neppure energia elettrica e sicuramente molte meno fotografie da guardare, toccare e da cui farsi suggestionare. Tutto il lavoro redazionale che sta dietro alla mia rivista/contenitore è nato in maniera quasi autonoma, conoscendo altre persone, ascoltandone i suggerimenti, condividendo una serie di diversità. “Un potpourri di cose per POTPOURRI” - come mi capita spesso di dire – dove POTPOURRI si traduce in rivista di fotografia, arte e cultura, declinata in due lingue, arricchita da uno scambio costante tra redazione e lettori, appassionati e professionisti, monitorando il linguaggio vivo della comunicazione e dell´espressione che, con diverse sfumature, tocca e risveglia la cultura attraverso un'intenso scambio. Non esclusivamente fotografico.
3. Come scegliete le immagini per la rivista/contenitore...raccontaci le impressioni e gli aneddoti che ti ricordi meglio...
"Fare" cose belle rimane, a parer mio, tentativo coraggioso. Si comincia con il desiderare, un passo alla volta, percorrendo scenari significativi, spesso sconosciuti. Alcune volte si mette un piede in fallo, poi si corregge il tiro. Ho cominciato, abbiamo cominciato così. Il primo mensile online, poi il secondo e il terzo e ancora qualche mensile dopo abbiamo stampato il primo trimestrale, sempre tenendo d'occhio quello che ci gravita intorno, con attenzione vigile e critica e con l'intento di fare il meglio possibile, seguendo i suggerimenti di chi ci ha sempre sostenuto. Non ci fermiamo mai, sempre in direzione del POTPOURRI che vorremmo.
La redazione ogni mese riceve e sistema i lavori di autori da tutto il mondo, accostando proposte di ogni genere fotografico e tematico, cercando sempre di veicolare un' espressione e un linguaggio vivi, pulsanti, attuali. Non si tratta mai di un´autentica selezione, più di una presa di coscienza, di un' osservazione nel suo complesso. E' improbabile che qualcuno non trovi il modo di esprimersi nelle gallerie e nelle pubblicazioni.
4. I giovani fotografi che sperimentano, la tua personalissima esperienza...
La fotografia si esprime su più livelli, tra questi, quelli che mi riguardano da vicino sono l’editoria e, di conseguenza, Potpourri; la pubblicità, dove l’immagine è il mezzo comunicativo per eccellenza; i servizi su commissione, che mettono alla prova il mio gusto e il mio punto di vista personali e, ultimo ma non meno importante, la passione.
Da sempre quest’ultima per me è legata alla sperimentazione, a quelli che io definisco “esperimenti sperimentali”, le fotografie realizzate per diletto. Oggi, nei miei scatti, la luce e soprattutto quello che le si contrappone, il buio, sono gli elementi rilevanti. Mi piace raccontare le persone. Queste possono essere come i paesaggi amati, le storie ammirate e le musiche ascoltate. Spengo le luci e le illumino di sensazioni e fantasie, attraverso le loro stesse forme e i loro intimi colori. Davanti al mio obbiettivo, ogni loro particolare piega della giacca, ruga o accessorio viene enfatizzato prima dalla mia attenzione e poi, nell'oscurità, da una piccola torcia che oriento sui soggetti nel tentativo di far venir fuori la “mia” immagine con nitidezza.
5. Sei un giovane editore, immagino quali difficoltà tu abbia incontrato nell'intraprendere questa strada...
Prima di essere realizzato compiutamente, un progetto editoriale è ancora un’idea in embrione, esiste solo nella testa dell'autore, sia nella sua veste grafica che editoriale.
La prima, vera difficoltà, è stata coinvolgere i collaboratori della redazione da tutti i punti di vista, non ultimo quello fisico-sensoriale. Potpourri rimanda a qualcosa di profumato, di bello, di speciale da molti punti di vista. Così anche per questa rivista, come per molti altri contesti, il budget è determinante per ottenere i risultati concepiti e programmati. Dietro un prodotto giovane e sincero come Potpourri ci sono difficoltà enormi. Ricordo bene il menabò del numero 1 buttato sul sedile del passeggero mentre macinavo chilometri in auto, senza aria condizionata sotto il sole di agosto, verso papabili partner e inserzionisti. Le problematiche si rinnovano ogni giorno e noi cerchiamo di fronteggiarle con soluzioni adeguate.
6. Ci sono soddisfazioni economiche in un momento dove i piccoli editori soffrono la crisi più degli altri ?
Questo è un periodo nero per gli editori italiani, soprattutto per la piccola editoria, e lo Stato non ci aiuta a risolverli. L'abolizione delle agevolazioni postali ne è una spiacevole conferma visto che rappresentavano un’importante appoggio alle attività editoriali. Una notizia che non è stata neppure veicolata dai media nazionali. Questa crisi non penalizza solo un giovane editore come me, tarpa le ali a giovani promettenti e a buoni progetti che cercano di sopravvivere in una terra arsa e bisognosa di un drastico cambiamento per tornare a essere fertile. Fin’ora, la mia soddisfazione è essere riuscito a realizzare questa rivista nonostante le tante difficoltà economiche. Spero possa essere presto finanziariamente autosufficiente.
7. A tuo parere, le televisioni che raccolgono oltre l'80% della pubblicità sul mercato sono deleterie per la carta stampata ?
La televisione, in particolar modo quella italiana, è un argomento molto complesso e scomodo da discutere. Certamente rappresenta molto spesso e in modi diversi un elemento deleterio per l’informazione, la cultura e la comunicazione di messaggi edificanti e storie reali.
Informazione e comunicazione rimarranno tali finché questi giganteschi colossi saranno capaci di condizionare le opinioni così appetibili per la politica, le multinazionali e i grandi centri d’interesse, anche culturale.
8. Come giudichi la strada dell'interazione tra digitale e carta stampata che molti editori stanno percorrendo.
In tempi difficili per l’editoria ma, principalmente per l’informazione e la cultura, il digitale ha rappresentato una rivoluzione con l'acquisizione di un gran numero di lettori. Le sue potenzialità sono enormi ma la carta stampata non può essere sostituita da uno schermo retro illuminato. Si tratta di due cose estremamente diverse.
Mi fa pensare alla differenza che c'è tra fotografia e digigrafia, discussa nei precedenti numeri mensili di POTPOURRI, argomento che senz’altro tratteremo ancora.
9. Vedi, in un prossimo futuro, Potpourri sull'iPad ?
L’attuale sito di POTPOURRI è già disponibile per la numerosissima comunità degli i-phone supporters. Realizzando il nuovo sito web della rivista che sarà pubblicato a dicembre prossimo, abbiamo anche considerato la necessità di raggiungerlo attraverso l’Ipad. La tribù Apple ha una grande vocazione per la fotografia, con applicazioni di ogni genere facilmente reperibili in rete con cui si ottengono risultati molto interessanti dal punto di vista dei nuovi linguaggi fotografici, cosa che teniamo in grande considerazione.




